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mercoledì 29 settembre 2010

How to be neutral, il significato della neutralità. L'appeso.


L'Arcano Maggiore numero VII, le Pendu, l'Appeso, indica un momento di sosta di cui si può approfittare per scendere più a fondo nei progetti o nel lavoro interiore della conoscenza di se stessi. Può anche indicare un momento della propria vita in cui si è incapaci di agire, o di fare una scelta, poichè il nostro punto di vista sulla nostra vita deve maturare. Il personaggio nella carta è capovolto, quindi lo è anche la sua prospettiva sul mondo: distaccandoci da una visione del mondo ereditata dall'infanzia, fatta di illusioni e di proiezioni non nostre, forse è il momento di abbandonare l'intelletto e smettere di farci governare da esso nel nostro comportamento. Diventiamo recettivi, neutri, pronti ad interagire con il mondo attraverso la nostra natura più profonda.

Il concetto di neutralità viene ribadito anche dai principi che sottostanno alla pratica teatrale della Maschera Neutra, inventata da Jacques Lecoq. «Questo oggetto che si mette sul viso deve permettere a chi lo indossa di raggiungere lo stato di neutralità che precede l'azione, uno stato di ricettività riguardante ciò che ci circonda, senza conflitti interiori. Si tratta di una maschera di riferimento, una maschera di base » (Jacques Lecoq, Il corpo poetico).

Basandosi sull'idea che il corpo sa cose che la testa non sa ancora, lo studio e la pratica della maschera neutra spingono l'attore a compiere l'azione prima ancora di preoccuparsi di esprimere un sentire, in modo da assorbire ciò che lo spazio intorno a noi ci consente di esprimere attraverso il corpo.

Qualcosa sta per accadere, non so ancora cosa, ma sono in ascolto. Chiedo consiglio ai tarocchi ed inizio il mio primo corso di maschera neutra. Da entrambi ricevo il consiglio, ancora una volta, di smettere di affidarmi all'intelletto per capire cosa fare, dove andare e con chi. Meno facciamo e meno conflitti abbiamo, meno resistenza opponiamo al mondo che ci circonda e più reattivi possiamo essere a diventare qualsiasi cosa vogliamo. La lezione della economicità e della neutralità è difficile, soprattutto per me. Fermare la mente ad uno stato di ascolto, non prendere decisioni, lasciarsi andare allo spazio circostante.

Inizio la mia ennesima nuova avventura negli Stati Uniti allenandomi a dare maggiore importanza al corpo che alla mente. Fino ad ora, tutto bene.

venerdì 8 febbraio 2008

INTO THE me


In questa altalena che fa oscillare la gente come me tra il desiderio di costruire qualcosa di buono nella vita e la voglia di mandare il mondo intero a quel paese, a volte ci si mette un film, come Into the Wild.

Abbiamo attraversato l'America e le fasi della nascita, dell'infanzia, dell'adolescenza e della maturità, e parlato con quei personaggi che anche se così somiglianti a tanto noti clichè hanno ancora qualcosa da insegnare. Abbiamo vissuto la nostra stessa frustrazione di non essere all'altezza delle aspettative dei nostri padri, che vorrebbero per noi la macchina più bella e la casa più grande. E siamo partiti alla ricerca di un rapporto più vero con il mondo.

Vedere questo film può fare stare male, se ancora non ci siamo distaccati dal modo di vivere convenzionale, pur essendocelo sempre augurato. Oppure, può rendere sereni e felici, se il nostro distacco, pur non essendo apparente (tutti abbiamo un lavoro e una casa), ci consente di essere felici di noi stessi, delle nostre letture, degli amici poveri ma ricchi, del non ci manca niente se c'è la condivisione.

La nostra malleabilità ai gusti e ai desideri imposti dal consumismo è una catena che possiamo facilmente rompere; il desiderio di successo e di realizzazione nel lavoro si abbatte facilmente se pensiamo alla libertà che ha invece chi torna a casa ed è libero di pensare ai fatti suoi; circondarsi di propri simili e non rinnegare tutto il prossimo perché in catene è un buon modo per mettere in pratica la felicità, che si realizza solo se condivisa.

E il desiderio di immensa libertà, di partire, andare a vivere in un posto nuovo, dove non conosciamo nessuno, e rinvigorire il nostro essere delle nuove esperienze che ci rendono migliori e vivi, può essere soddisfatto solo e soltanto se prima abbiamo spezzato le catene, dormito sonni pacifici, pensato che per un attimo che se dovessimo perdere tutti i nostri averi materiali non dovremmo nemmeno fare la fatica di preparare la valigia.


venerdì 31 agosto 2007

Come?

foto di Peng (flikr).


Come potrei non sentirmi sola, se a volte nemmeno io mi ascolto.

Non mi do retta, cerco di intrattenermi, di distrarmi con il ricamo, con le parentesi estive di occhi di amici.

Com’è duro tornare ad essere una macchina, una lavoratrice instancabile, una moglie devota, una donna da necrologio. Com’è duro salire quelle scale che chiamiamo casa e trovarci alla fine, dietro la serratura, una montagna ispida da scalare, tutte le sere, per scambiare una parola. A volte vorrei non tornare, essere investita da un’auto, vedere la ruota della mia bicicletta romanticamente continuare a roteare per nessuno, senza accorgemene scomparire. E mi domando, come sia possibile essere così felici e poi così tristi? Perdere tutto quello in cui si crede, non avere uno scopo…

Senza amore non vivo.

giovedì 21 giugno 2007

questo è amore

Questa casa prende forma piano, prima la sua mano

Di pittura gialla, poi il mio pennello

Di soli gialli intorno alle porte.

Come se fossimo due folli folletti,

io non vedo lui, lui non vede me,

ma alla fine le nostre due mani si congiungono

e il disegno e la base sono una cosa sola.

Questo è l’amore, forse, costruire insieme ma ognuno il suo,

questo tornare a casa e affaccendare

trovare il tempo per preparare

il pranzo che da solo mangerai domani;

oppure lavare, cucire, scrostare il lavandino

non lo fai tu perché hai spazzato e stirato,

è come un formicaio,

questa casa, con 2 formiche che non si incontrano tanto spesso.

È il sesso?

Un vecchio amico che ogni tanto ci viene a trovare.

Bisogna prenotare, sennò prende altri impegni.

Ma quando viene, si fa sentire.

martedì 27 febbraio 2007

Autoanalisi di condominio

foto di Vladimir Boskovic-Belgrado 2007.


“Scusi signora, posso vedere la sua caldaia, magari è uguale alla mia…” e ti infili in casa sua, senti un odore di famiglia riunita, di scarpe da ginnastica di un adolescente, di un bimbo influenzato accucciato nel lettone, del profumo della ragazza pronta ad uscire, del fritto della mamma ai fornelli, del cane umido, della soffitta legnosa. Li conti e sono cinque, come non sei più stata da 6 anni…è già molto che sei entrata senza nessuna resistenza, adesso non esagerare con il sentimento, sei qui solo per vedere se ti raccapezzi con la caldaia; ma lei è così dolce in quella camicia da notte azzurra, vorresti farti abbracciare, la inviti a casa tua come se la conoscessi da anni, e in fondo lo sogni anche che tra qualche anno tu possa chiamare lei se hai la febbre, insegnare alla ragazza grande a cucire a macchina, che il ragazzo ti chieda di organizzargli una festa…non sai fino a dove puoi spingerti, potresti passare per pazza, ed è già molto che ha visto la tua casa, che è entrata in pantofole e ha capito che sei una brava persona e non vuoi fare niente di male. Lascia stare che oltretutto ti senti sola, spaurita, abbandonata, che la tua famiglia è lontana e frantumata, che i tuoi amici sono distanti km, che lavori troppo e non riesci nemmeno a sentirli. Salutala e concentrati sulle cose che hai, che mi sembrano già tante: una casa nuova a colori, radiotre che si sente benissimo, cipressi all’orizzonte, un lavoro che ti piace, ma soprattutto un Amore così grande con cui andare a dormire...

“Disculpe señora, puedo ver su boiler, puede que sea igual al mío…” y te metes en su casa, sientes un olor a familia juntada, zapatos del gimnasio de un adolesciente, de niño enfermedito en la cama grande, olor de la muchacha lista para salir, de frito de la madre a las estufas, a perro húmedo, al ático de madera. Los cuentas y son cinco, como lo erabais vosotros hace 6 años… ya es mucho esa entrada sin ninguna resistencia, ahora no exageres con la emociòn, estàs allì solo para ver si consigues lo del boiler; pero ella es tan dulce en el camisón azul, quisieras que te abrazara, la invitas a ver tu casa nueva como si la conocieras desde años, y la verdad es que lo estàs soñando que dentro de unos años puedas llamarla si tienes la fiebre, enseñar a la muchacha grande a coser a máquina, que el muchacho te pida organizarle un party… no sabes hasta donde puedes empujarte, podrías pasar por loca, ya es mucho que ha considerado tù casa, que ha entrado en deslizadores y ha entendido que eres buena persona y q no deseas nada malo. No le vayas a decir q te sientes sola, abandonada, , que que tu familia lejos y machacada, que tus amigos kilómetros distantes, que trabajas demasiado y tú no tienes tiempo para visitarlos. Saludala y concentrate en las cosas que tienes, que me parecen ya muchas: una casa nueva a colores, radiotre que se escucha muy bien, cipreses al horizonte, un trabajo que te gusta, y sobretodo un gran amor con quien ir a dormir...





mercoledì 21 febbraio 2007

prigioniero in mare


Non ricordo quando la nave è salpata e sono già in mare aperto da un pezzo, nessuno mi ha detto dove stiamo andando, come fare ad approdare, nemmeno chi c'è al timone, so solo che sono lontana da terra, dalla mia terra.
Non ho una cartina, una mappa, una bussola per orientarmi, non ci sono occhi familiari da incrociare. cerco di cambiare rotta ogni tanto, di affacciarmi dala grata, ma non riesco a vedere nulla, accanto a me sento che c'è qualcuno.
In questo bunker in mare aperto arrivano degli spiragli di luce, e dei soffi di brezza che mi rallegrano, ma credo che il problema sia questo continuo mal di mare.
Non esistono pillole per questo o secchi dove vomitare e liberarsi della vertigine, si può solo proseguire, cercare di aggrapparsi alla grata e respirare profondamente.
Poi sogno che tengo stretto un bambino, che mi parla e che invece del mare aperto tocco terra. Che ritrovo gli occhi di mia madre, tristi, perchè non mi ha mai accudita e non mi ha saputo fermare, quelli di mia sorella che anche lei è fuggita, di mio fratello che ha cominciato a parlarmi a 22 anni, di mio padre che se ci fossi stata mi avrebbe deluso per prove.
E non posso tornare da dove vengo, perchè ho vissuto lanciandomi altrove,
e non posso restare dove sono perchè ho mal di mare.