venerdì 8 febbraio 2008

INTO THE me


In questa altalena che fa oscillare la gente come me tra il desiderio di costruire qualcosa di buono nella vita e la voglia di mandare il mondo intero a quel paese, a volte ci si mette un film, come Into the Wild.

Abbiamo attraversato l'America e le fasi della nascita, dell'infanzia, dell'adolescenza e della maturità, e parlato con quei personaggi che anche se così somiglianti a tanto noti clichè hanno ancora qualcosa da insegnare. Abbiamo vissuto la nostra stessa frustrazione di non essere all'altezza delle aspettative dei nostri padri, che vorrebbero per noi la macchina più bella e la casa più grande. E siamo partiti alla ricerca di un rapporto più vero con il mondo.

Vedere questo film può fare stare male, se ancora non ci siamo distaccati dal modo di vivere convenzionale, pur essendocelo sempre augurato. Oppure, può rendere sereni e felici, se il nostro distacco, pur non essendo apparente (tutti abbiamo un lavoro e una casa), ci consente di essere felici di noi stessi, delle nostre letture, degli amici poveri ma ricchi, del non ci manca niente se c'è la condivisione.

La nostra malleabilità ai gusti e ai desideri imposti dal consumismo è una catena che possiamo facilmente rompere; il desiderio di successo e di realizzazione nel lavoro si abbatte facilmente se pensiamo alla libertà che ha invece chi torna a casa ed è libero di pensare ai fatti suoi; circondarsi di propri simili e non rinnegare tutto il prossimo perché in catene è un buon modo per mettere in pratica la felicità, che si realizza solo se condivisa.

E il desiderio di immensa libertà, di partire, andare a vivere in un posto nuovo, dove non conosciamo nessuno, e rinvigorire il nostro essere delle nuove esperienze che ci rendono migliori e vivi, può essere soddisfatto solo e soltanto se prima abbiamo spezzato le catene, dormito sonni pacifici, pensato che per un attimo che se dovessimo perdere tutti i nostri averi materiali non dovremmo nemmeno fare la fatica di preparare la valigia.


2 commenti:

barbara ha detto...

il sapore della libertà...quale potrebbe essere..siamo annegati nel consumismo che non sappiamo neanche riconoscerlo per non parlare della felicità, è in un sorriso, uno stato d'animo, un pensiero, dormire la notte..mah..ciò che sento è l'impossibilità di essere realmente libero per paura di sbagliare....brutta storia eh?!

Anonimo ha detto...

en sus ojos se reflejaba el descubrimiento de un misterio en el cual encarar la vida significò morir de a poco, ver la vida de frente.
todo tan parecido o tan distante a aquello que habia buscado e imaginado siempre...
N.